BENEDETTO CAIROLI: PATRIOTA E STATISTA

Benedetto Cairoli nasce a Pavia il 28/1/1825 da Adelaide Bono e da Carlo Cairoli.

Primo di quattro fratelli , da giovane ardente neo guelfo, partecipa nel marzo 1848 alla prima guerra d’indipendenza con altri volontari pavesi. Al termine dei conflitto, rientrato nella vita civile, diventa capofamiglia alla morte del padre avvenuta nel 1849. Le preoccupazioni domestiche non gli impediscono, tuttavia, di partecipare agli avvenimenti politici.

Nel 1850 aderisce, infatti, al partito mazziniano; propaganda, nel Pavese e nel Mantovano, le cartelle del prestito nazionale ed entra a far parte del Comitato rivoluzionario di Enrico Tazzoli.

Scoperto, riesce, tuttavia, a fuggire insieme a Giovanni Acerbi e si rifugia in Piemonte. Aderisce al comitato che coopera al moto mazziniano, subito represso, del 6/2/1853.

Il Cairoli si rifugia in Svizzera, mentre l’Austria lo condanna per delitto di alto tradimento. In esilio, si convince dell’inutilità dei moti insurrezionali mazziniani e si accosta alla politica piemontese. Questo gli permette di tornare in Italia e di stabilirsi a Genova, dove, nel 1854, stringe amicizia con Giuseppe Garibaldi. Allo scoppio della II guerra d’indipendenza nel 1859, coi fratelli Enrico ed Ernesto, si arruola nel secondo Reggimento delle Alpi e combatte valorosamente. Dopo il trattato di Villafranca, può tornare nella sua città, Pavia, ormai libera dal dominio austriaco. Partecipa attivamente ad organizzare nel 1860 la spedizione dei Mille, raccogliendo, tra l’altro, una cospicua somma di denaro, che consegna a Garibaldi. Egli stesso si unisce ai Mille e, con il grado di capitano della settima compagnia, parte per la Sicilia. Combatte a Marsala e si distingue nell’occupazione di Palermo, dove rimane gravemente ferito ad una gamba.

Nel 1861, alla proclamazione del regno d’Italia, Benedetto e’ eletto deputato. Partecipa attivamente alla vita politica ed alle discussioni parlamentari, schierandosi con gli esponenti della Sinistra, cioè con coloro che, tra il 1860/1870, cercano di affrettare la conquista del Veneto e di abbattere il governo pontificio.

Nel 1863 contribuisce alla caduta del gabinetto Rattazzi e, dopo i fatti di Sarnico e dell’Aspromonte, si avvicina di nuovo al Mazzini.

Nel 1866 fa parte della commissione reale per l’organizzazione dei volontari e, allo scoppio della III guerra d’Indipendenza, parte per il fronte con i fratelli Enrico e Giovanni. Dopo l’armistizio di Cormons e la pace di Vienna, riprende di nuovo il suo posto alla Camera, stringendo ancora una volta rapporti con il Mazzini per accelerare la conquista di Roma.

Quando nel 1867 il Rattazzi risale al potere, Benedetto spera in una politica favorevole alle sue aspirazioni, ma deve ben presto ricredersi: i fatti di Mentana gli dimostrano l’indecisione del governo.

Rientra a Pavia per consolare la madre duramente provata dalla morte di Enrico, caduto valorosamente a Villa Glori, e da quella dell’ultimo figlio, Giovanni.

Allo scoppio della guerra Franco-Prussiana (1870), il Cairoli e’ in prima linea nell’incitare il governo ad occupare Roma.

Negli anni successivi partecipa poco ai lavori parlamentari e si dedica più intensamente alle cure familiari, anche perché nel 1873 sposa la contessa Elena Sizzo.

Quando nel 1876 la Sinistra passa al potere con il Depretis, il Cairoli, originariamente, appoggia le sorti del nuovo governo poi passa all’opposizione e contribuisce alla sua caduta, e succede, al Depretis, come Presidente del Consiglio continuando, tuttavia, la sua politica estera. Non consegue però, brillanti risultati: al congresso di Berlino del 1878, l’Italia non trae assestamenti territoriali o vantaggi politici.

Il 17/11/1878, il Cairoli viaggiando in carrozza con il Re Umberto I, gli salva la vita, impedendo al Passanante di pugnalarlo, ma rimane ferito ad una coscia.

La sua popolarità aumenta, ma, in seguito all’attentato, crescono anche le accuse alla sua politica interna.

Il 19/12/1878 si dimette, ma il 14/7/1879, malgrado le non buone condizioni di salute, ritorna alla presidenza del Consiglio dei Ministri ed assume anche il portafoglio degli Esteri e dell’Agricoltura.

E’ un momento particolarmente difficile per l’Italia: i rapporti con l’Austria sono tesi per l’irredentismo, quelli con la Francia assai complessi per la questione della Tunisia che la vicina nazione intende conquistare. Quando il 12/5/1881 e’ resa pubblico il trattato del Bardo con cui viene riconosciuto il protettorato della Francia sulla Tunisia dove sono presenti cospicui interessi italiani, in tutti i circoli politici scoppia un grande clamore che si ripercuote su tutto il Paese, aumentando il malcontento e l’insoddisfazione della popolazione.

Il Cairoli, di conseguenza, e’ costretto a dimettersi e si ritira a vita privata. Trascorre, così, gli ultimi anni dedicandosi alla famiglia. Ammalatosi gravemente, accetta l’invito di Umberto I a recarsi, per ristorare la sua salute, nella villa reale di Capodimonte, a Napoli. Qui muore, pochi mesi dopo, l’8/8/1889 all’età’ di sessantaquattro anni.

*da: “Scuole e personaggi” Scuola Media Statale “G.Bussi” Vigevano

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